12 novembre 2005

sul controllo dei Pesticidi


Nel post sui composti del tè Gianluigi Storto faceva delle osservazioni molto interessanti circa il controllo dei pesticidi facendomi notare che il mio dubbio sulla possibilità
di controllare perfettamente i resuidi di tutti i pesticidi non era giustificato scrivendo: Non è proprio vero che è difficilissimo controllarli perché ce ne sono talmente tanti che se uno non sa quale cercare è inutile cercare. Questo poteva essere vero qualche decennio fa ma oggi alcune tecniche, come la gas-massa, permettono di identificare facilmente la presenza di pesticidi nel tè o in altri prodotti alimentari etc. etc.
Questa osservazione che proviene da un chimico di professione come il dott. Storto mi ha stimolato molto perchè le informazioni in mio possesso ( datemi da un chimico e dall'ufficio della dogana) mi dicevano cose diverse, allora ho chiesto ad un luminare del campo, un ingegnere chimico del CNR il quale ha rivolto la domanda al suo Laboratorio Tecnico dove hanno ed utilizzano un analizzatore della gas-massa. Riporto di seguito la sua mail che conferma le mie asserzioni con le quali non volevo dire che non c è la possibilità tecnologica ma che nella pratica è impossibile utilizzarla per analisi continue come quelle che si ritrovano a fare i laboratori di analisi delle dogane:
La presenza ed il quantitativo di pesticidi in un solido o in un liquido (ad es: foglie di tè o infuso) possono essere determinati in laboratorio mediante una strumentazione chiamata "gas-massa", o anche mediante ICP (beh, lasciamo perdere...).

Le tipologie di analisi sono generalmente due:

Analisi qualitativa, che dice se un determinato composto (pesticida) c'è o meno nel campione analizzato
Analisi quantitativa, che dice quanto composto (pesticida) è presente nel campione. L'analisi quantitativa è FONDAMENTALE perché consente di confrontare la quantità di pesticida presente nel campione con i limiti della tollerabilità umana. Per avere un'idea della precisione che occorre in queste misure, basti pensare che i quantitativi in questione sono nell'ordine dei milionesimi di grammo per ogni kg o litro di materiale analizzato.

Entriamo nel dettaglio (quanto basta):

Analisi qualitativa
Tralasciamo le tecniche di preparazione dei campioni. Basti pensare che se ho 100 grammi di foglioline o mezzo litro di tè, non posso "schiaffare" tutto nello strumento come se fosse un normale microonde, ma devo trattare il campione in modo opportuno (per evitare interferenze, falsi segnali, ecc.). Già su questo c'è chi ha scritto intere enciclopedie.
Comunque e per fortuna, ogni pesticida ha una sua "impronta digitale". Quando si introduce un campione da analizzare nello strumento, questo confronta l'impronta digitale del campione con quelle contenute in un "database" e dice se un determinato pesticida è presente.
Possiamo dire che lo strumento funziona esattamente come la questura.
Poiché i pesticidi sono centinaia, e si continua a produrne sempre di nuovi, occorre che il "database" dello strumento sia sempre aggiornato. Altrimenti, molto semplicemente, si ignora la presenza di uno o più composti (occhio non vede, cuore non duole...)
L'impronta digitale del pesticida si chiama in gergo tecnico "spettro di frammentazione". Ecco un esempio significativo, tratto da "P. Branca, S.Coluccia, D. Loia - ARPA Piemonte - Estrazione in fase solida e determinazione analitica di alcuni pesticidi di nuova concezione mediante gascromatografia spettrometria di massa - 4° Convegno Nazionale Fitofarmaci e Ambiente, Napoli 14-15 Maggio 2003" (vedi foto)
L'impronta digitale è data dai picchi che vediamo nel grafico.
Questa immagine ancora non dice NULLA sul quantitativo di pesticida presente. Semplificando i concetti, bisogna dar modo allo strumento di collegare l'altezza di questi picchi con i quantitativi di ciascuno dei pesticidi rilevati. Infatti, il grafico dà semplicemente una generica scala tra zero e 100.

Analisi quantitativa
Per sapere i quantitativi di pesticidi presenti nel campione che vogliamo analizzare, occorre "calibrare" lo strumento. In sintesi, per ciascun pesticida si preparano quantitativi noti di sostanza, li si inietta nello strumento e si memorizza la risposta. Il trucco è fare in modo che il quantitativo di pesticida da determinare cada tra il valore minimo ed il valore massimo dei quantitativi noti che ho iniettato nello strumento per calibrarlo. Teniamo presente che per fare l'analisi quantitativa devo avere fisicamente in mano i pesticidi e sapere più o meno il quantitativo presente nel campione da analizzare. Se non ho questa informazione devo procedere per tentativi e la cosa si complica.
Già procurarsi qualche decina di sostanze, magari non utilizzate da decenni alle nostre latitudini, non è comunque impresa da poco.
In più, se il laboratorio effettua oggi la calibrazione dello strumento per analizzare una serie di campioni e deve effettuare lo stesso tipo di analisi tra due o tre mesi, deve ricalibrare lo strumento. Almeno che non voglia cambiare mestiere e darsi ai servizi pronostici a pagamento.

Consigli (se qualcuno volesse provarci seriamente...)

1. Fornire al laboratorio più informazioni possibili sul campione che si porta ad analizzare. Ad esempio: di cosa si tratta, provenienza, fabbricante, importatore e (a saperlo!) quali pesticidi sono presumibilmente presenti nel campione stesso.

2. Se non si ha un laboratorio di fiducia, occorre cercarne uno di provata esperienza e attendibilità. Il modo più semplice è prendere le pagine gialle e scegliere un laboratorio che sia acreditato SINAL (Sistema Nazionale di Accreditamento dei Laboratori) a norma UNI ISO/IEC 17025 per la specifica determinazione richiesta (ad es: pesticidi con tecnica xyz). L'ultima parte è volutamente sottolineata. Infatti, un laboratorio potrebbe essere accreditato per decine di determinazioni, ma non per quella che ci interessa. In altri termini, diffidate di chi cita generici "accreditamenti". Ne servono solo alcuni, e SPECIFICI. In caso di dubbio, controllare sul sito del SINAL: http://www.sinal.it/. C'è l'elenco aggiornato dei laboratori accreditati, e per quali determinazioni.

3. Pretendere che sul certificato di analisi (o rapporto di prova, che dir si voglia) ci siano le seguenti informazioni:
Metodica analitica (e di preparazione campioni) utilizzata. Esempi di enti che emettono metodiche ufficiali di analisi: IRSA-CNR, Ministero della Sanità, US EPA, ecc.;
Incertezza di misura. Questo è un punto delicatissimo. Infatti, se analizzo 10 volte lo stesso campione, ottengo sempre 10 valori diversi, sia pure di poco. Il risultato dell'analisi deve essere espresso, ad esempio, come segue: 350 mg/kg +/- 10 mg/kg. Questo significa che un kg di campione contiene 350 microgrammi di sostanza e che l'incertezza del metodo analitico e del laboratorio è tale che questo valore potrebbe essere 350 oppure 340.
Giudizio: Il campione analizzato risulta CONFORME (oppure: NON CONFORME) al disposto della normativa xyz (devono essere citati anche: Legge, Decreto Legislativo, Decreto del Presidente della Repubblica , ecc. ecc.)
Timbro e firma dell'analista (facoltativi) e del responsabile del laboratorio (obbligatori).
4. Dubitare di chiunque accettasse un campione da analizzare alle 17.00 di un qualsiasi giorno lavorativo e si presentasse alle 10 di mattina del giorno dopo con un variopinto certificato zeppo di numeri, di informazioni, di timbri e firme.
Spero così di aver dato qualche informazione in più, di certo non voglio dire che i tè non sono sicuri, ricordate che io vivo con la vendita del tè e sarebbe da suicidi, ma intendo dare spunti di riflessioni per imparare a non fidarvi mai del "così è!"

4 commenti:

gianluigi ha detto...

Avendo lavorato come chimico dei laboratori chimici delle dogane, posso confermare che la determinazione dei pesticidi nei tè non rientra neanche nei compiti di questi enti, interessati non tanto ad aspetti sanitari o tossicologici, quanto ad aspetti fiscali legati alla riscossione di imposte e tributi (doganali o di fabbricazione).
E' altrettanto evidente e vero che analisi di routine su pesticidi in alimenti vengono condotti su base routinaria da diverse ndustrie (già oltre 25 anni fa la Findus, per esempio, nei suoi laboratori vicono Latina, controllava i pesticidi presenti nei vegetali che acquistava sul mercato propri oper far sì che nei prodotti venduti sotto il suo marchio essi fossero assenti.) L'ingegnere chimico collegato al CNR potrà sicuramente confermare.
Faccio inoltre presente che alcuni anni fa (1993)in Germania furono analizzate alcune partite di tè provenienti dall'India. I prodotti contenevano un residuo di pesticidi più alto del consentito e fu conseguentemente vietata l'importazione di quelle partite. Questo sostenne in Germania la domanda di tè provenienti da colture "biologiche", limitando per alcuni anni le importazioni dall'India.
E' vero in ogni caso che non tutti i laboratori fanno queste analisi e che esse non sono semplicissime, tant'è vero che per diventare chimici occorrono trenta esami universitari, un esame di laurea e un esame di stato per l'esercizio della professione.
Che poi un privato cittadino si presenti in un laboratorio per farsi analizzare i pesticidi del suo tè e ci riesca, beh, questo, almeno in Italia, è davvero un altro discorso.
Vorrei comunque precisare due cose:
1) personalmente non faccio analisi conto terzi e soprattutto non faccio analisi fuori orario. Il mio intervento era assolutamente disinteressato e mi dispiace che qualcuno abbia potuto pensare e indurre altri a pensare il contrario.
2) invito anch'io a non credere ciecamente a chi scrive "è così": l'ipse dixit è caduto con il medioevo e per fortuna il confronto è alla base della scienza. Se ho voluto stimolare una discussione sui pesticidi l'ho fatto semplicemente per dare un piccolo contributo e non per dettare leggi e regole che, d'altra parte, non appartegono neanche ad altri.
Cordiali saluti,
gianluigi storto

bibliotèq ha detto...

Caro Gianluigi, sono spiacente che tu abbia preso la cosa come un fatto personale, non era assolutamente mia intenzione, anzi ho sempre promosso e continuerò a promuovere spunti di discussione, quindi ho preso al balzo il tuo intervento che metteva in evidenza la questione pesticidi. Il tuo post sembrava dire che i controlli venivano effettuati, ti chiedo scusa se ho equivocato, proprio il fatto che sei un chimico mi ha spinto a dubitare delle mie informazioni ed è per questo che ho continuato la ricerca e la comprensione della questione.
Personalmente non capisco il tuo punto 1, nessuno si riferiva a te ( non conoscendoti e non sapendo nemmeno che lavoro fai, ma bensì serviva a far notare che nulla è semplice, stessa cosa per il tuo punto 2, lungi da me riferirsi a te, ma semplicemente un avviso ( come ce ne sono tanti nelle cose che scrivo) di mantenere sempre il dubbio perchè nulla è certo, soprattutto di quello che dico io ed infatti si trovano molto spesso nei miei post e scritti le parole: personalmente, a mio giudizio etc. etc. che sottindendono la voglia ed il bisogno di mettersi in discussione.
Ricorda che se non volevo confrontarmi mi bastava cestinare il tuo post essendo io il moderatore di questo blog, se non l'ho fatto ma ho approfondito ciò che scrivevi è perchè lo spirito di questo spazio è proprio quello di confrontarci insieme, discutendo cordialmente e portando informazioni. Se ti ho travisato ti chiedo scusa, ma sempre cercherò di approfondire ciò che viene scritto su questo blog.

gianluigi ha detto...

E' vero, non ci conosciamo (e farò in modo di rimediare quanto prima, venendoti trovare). Mi scuso anch'io se ho esagerato ma al di là dei pesticidi e dei metodi di analisi relativi, mi piace lo spirito di confronto e di discussione che c'é nel blog e di uesto ti ringrazio, oltre che per l'attenzione (forse troppa?) alle piccole cose che scrivo. Neanch'io posseggo la scienza infusa e da ogni confronto non posso che imparare.
Fai senz'altro bene a mettere in guardia da faciloni, specie se rilasciano certificati (figurati se un chimico non è d'accordo!) e trovo apprezzabile il consiglio a impiegare laboratori certificati.
Fai benissimo a controllare i contenuti e lo spirito degli interventi e, a parte qualche misundestanding, spero che vorrai ancora accogliere qualche mio altro intervento. Sappi che l'unico scopo che mi prefiggo è quello di stimolare l'interesse per un approccio scientifico e non soltanto di "colore" agli alimenti, tè, cioccolato, caffè, e in generale a tutto ciò che mettiamo in bocca. Purtroppo in Italia negli ultimi tempi si è diffuso un pericoloso disprezzo per tutto ciò che è scientifico o,peggio del peggio, chimico, confondendo alcune nocivissime applicazioni industriali di questa scienza dal suo spirito assolutamente improntato alla ricerca del vero, di come sono fatte e si comportano le cose fatte di materia. Sono arciconvinto che un approccio scientifico anche alle piccole cose quotidiane potrebbe darci un visione più completa e profonda di quanto abbiamo attorno e anche un po' di maggiore meraviglia eserenità (solo lo stupore conosce).
Di nuovo scusa per la piccola polemica che sono certo sarà superata da una nuova, vera amicizia.
Cordialmente,
gianluigi

Canarino Mannaro ha detto...

Ciao Ma allora esiste o no un tea che si possa definire "biologico"? Ed equo-solidale? Ovvimente oltre a quelli del CTM che sono nelle clessiche bustine...!!! Una mia amica ha aperto un negozio Bio e mi chiedeva lumi a riguardo.
Ah, mi hanno regalato un CD "music from the Tea lands" la prossima volta che vengo a far compere da Biblioteq te ne porto una copia!!! :)